Tre giorni per innamorarsi di San Francisco

Tre giorni per innamorarsi di San Francisco

A differenza di San Diego, San Francisco non è stata così dolce di sale all’inizio con me. Ma come in tutti gli amori tormentati, anche in questo caso, le turbolenze hanno reso i momenti belli ancora più intensi.

Se vuoi sapere sapere com’è andata a San Diego, clicca qui e qui

 

Il mio soggiorno è durato cinque giorni, troppo poco per questa città di cui non ne avrete mai abbastanza. Giusto un paio di cose prima di parlarvi dei miei itinerari per la città:

  1. In California si mangia bene: dimenticate cheesburger, formaggi fusi e salsine strane; se siete amanti di ostriche, granchi e vongole, questo è il vostro posto.
  2. A San Francisco mangiare (come qualsiasi altra cosa) è abbastanza caro, quindi cercate di ottimizzare al meglio le vostre risorse; durante il mio viaggio mi sono concessa qualche sfizio di più, perché non facevo vita notturna e il mio soggiorno era di pochi giorni.
  3. In California c’è la gente più friendly degli Stati Uniti (per stessa ammissione degli americani), a San Francisco non è strano sedersi al bar per una birra e alzarsi avendo fatto la conoscenza di metà del locale.
  4. San Francisco è una delle città più colorate che esistano al mondo, è impossibile non rimanerne stregati.
  5. La California non è Bay Watch, o almeno non tutta la California: a San Francisco fa un freddo di pazzi.

Quindi ora sapete da che parte sto e vi avverto, questo articolo sarà una sviolinata languida per la città sulla baia.

Come dicevo, il mio impatto con questa città è stato quasi catastrofico: i primi due giorni sono stati caratterizzati da costanti stati di angoscia che s’intrecciavano con sfortunati eventi, che a loro volta causavano ansia, che diventava angoscia, che s’intrecciava con strani eventi etc… Dell’ansia di questi primi giorni parlerò nel prossimo articolo, quindi salteremo al “felici e contenti” degli ultimi 3 giorni.

Day 1 (o quasi)

Dopo lo spaesamento dei primi giorni e la sensazione di non riuscire ad orientarmi in questa città, ho fatto quella cosa che si fa solo quando si è disperati o si ha più di 60 anni: il giro sull’autobus scoperchiato. A differenza di quanto si possa pensare, questa è una cosa che consiglio a chiunque come me, preso dai deliri di onnipotenza e assalito dalla propria disorganizzazione, pensa di essere in grado di visitare una grande città senza un abbozzo di piano.

 

Partita dall’incantevole Fisherman’s Wharf, torno lì per un pranzo “fugace” da Sabella & La Torre, uno dei ristorantini di pesce vicino il molo in cui è possibile mangiare in piedi appoggiati ai chioschetti dei ristoranti, o comodamente seduti all’interno.


Che voi siate seduti o in piedi non potete non assaggiare la Clam Chowder, una crema di vongole servita nel pane. Per il mio pranzo di riconciliazione con la città ho deciso di sedermi al bancone del ristorane e senza saperlo ho fatto, una volta tanto, la cosa migliore che potessi fare.

clam chowder
Clam chowder

Ebbene si, perché se sei seduto a un bancone di San Francisco, chiunque vicino a te, dal barista, al cameriere, ai tuoi vicini, diventa il perfetto compagno di merenda. Così quello che pensavo fosse un pranzo fugace si è trasformato in una birra con amici.

Con la pancia piena e l’anima leggera, mi avvio verso il noleggio delle bici, per fare una delle cose più emozionanti fatte durante questo viaggio: attraversare il Golden Gate con la bicicletta. Una cosa molto romantica, di una fatica immensa: sole che picchia, vento che tira da tutti i punti (non so com’è stato possibile, ma in qualsiasi direzione andassi, avevo il vento contro), sudore, sciarpe che ti volano in faccia. Poi, tra il sole, il vento e i freni che non funzionano, c’è la meraviglia: il rosso del ponte, Sausalito da raggiungere, l’oceano; e all’improvviso, tutto sudato, stanco e schifoso come non mai, ti rendi conto di essere a San Francisco, quella di Jack Kerouac, quella della summer of love, dall’altro lato del mondo, in un posto stupendo.

 Golden gate/bike

Tornando verso il Fisherman’s Wharf mi rendo conto che ho ancora il tempo di fare il night tour con il mio caro autobus scoperchiato, in compagnia del gruppo vacanza Piemonte, così mi concedo una chicca che non potete perdervi durante il vostro viaggio a San Francisco, il tramonto sullo skyline della città da Treasure Island. Tutto perfetto se non fosse stato per il fatto che durante la sosta di 10 minuti in cui ci hanno fatto scendere dall’autobus, io sia stata capace di perderlo.

Poco male, alla fine sono entrata in un mini market di yemeniti, l’unico luogo in cui c’erano forme di vita umane nei dintorni, oltre a qualche camionista. Questa è una tipica situazione improbabile in cui mi capita spesso di trovarmi, non solo in viaggio: da sola, in un’isoletta sperduta, col telefono scarico (un evergreen), in mezzo a yemeniti e camionisti. Anche qui, grandi chiacchiere, tutti amici, mi hanno fatto pure stare in cassa per un po’ finché non è arrivato il pullman successivo.

Salutati i miei nuovi amici yemeniti, si fa ora di cena e decido di andare a mangiare qualcosa in Polk Street, via piena di ristoranti e wine bar. Così finisco in uno di questi bistro, Dunya, dove mi sono concessa un ottimo bicchiere di Pinot grigio accompagnato da Crispy Felafel e Dolma (involtini di foglia di vite con riso, ribes e pinoli).

Day 2 (vedi sopra)

Passata questa prima giornata di riconciliazione, sono pronta a riprendere l’autobus turistico, con l’instancabile gruppo vacanze Piemonte, questa volta giro lungo fino al Golden Gate Park. Alla prima fermata l’autobus ha un guasto, tutti giù ad aspettare l’autobus che verrà in nostro soccorso; quanti colpi di scena con i miei amici pensionati. A pranzo decido di tornare a Polk Street, per mangiare le famose ostriche di Swan Oyster Depot, il locale è un buco, ci sono pochissimi posti all’interno, la fila, infatti, può essere interminabile, ed è l’unico posto in America dove non si accettano carte di credito. Il problema è che, nonostante ciò, rimane un posto a cui non si resiste, per questo la fila continuerà ad allungarsi all’inverosimile nei secoli dei secoli. Le ostriche qui non potete non prenderle, se non vi sono rimasti troppi soldi, prendete solo quelle, vendetevi le scarpe, andate a rubare, ma, vi prego, mangiate quelle ostriche.

 

Se vi volete concere un bel lusso, sedetevi da #swanoysterdepot #ostriche per tutti i gusti #oyster #sanfrancisco #california #usa🇺🇸 #friennoviaggianno

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Dopo le ostriche e un cocktail di gamberi corro a prendere l’ultimo autobus turistico per Sausalito e qui ho avuto uno degli incontri più divertenti di questo viaggio: Marylin, l’autista autodefinitasi del ghetto. Mi ritrovo in quest’autobus vuoto con questa autista che prima mi ha fatto da guida personale per Sausalito e poi mi ha regalato attimi di puro show quando ha cominciato a parlare dell’idiozia degli americani che hanno regole molto severe riguardo il fumo, quando poi permettono a chiunque di comprare armi senza troppi problemi. Tutto ciò mentre fumava sull’autobus, ovviamente io, da buona europea, glielo avevo concesso.

Così, una volta ritornata alla base, mi dirigo verso Mission District, il cuore latino di San Francisco, dove non si può evitare di fermarsi a La Taqueria per un taco o un burrito, forse l’unico posto a San Francisco dove è possibile mangiare con meno di 10$. Quindi, una volta attraversata Valencia Street e dopo essersi immersi nei murales di Balmy Alley e Clarion Alley, ci si può incamminare verso il famoso quartiere gay di San Francisco, The Castro. Se  tutto a San Francisco è colorato, qui lo è ancora si più, persino le strisce pedonali sono colorate.

Day 3

L’ultimo giorno è stato dedicato ai musei e, successivamente, a ricorrere tutte quelle cose che non avevo visto, ma che un turista non può non vedere: le scemità del turista.

I musei a San Francisco sono molti, molto grandi e molto belli (nonché molto lontani gli uni dagli altri), quindi, a meno che non abbiate molo tempo per visitare la città, vi conviene sceglierne un paio. Io ho scelto il de Young museum e il Legion of Honor. Io non ne ho avuto il tempo, ma consiglio a chi ne ha l’opportunità, di fare una passeggiata tra le casette vittoriane di Asbury Heights, vicino il de Young, quartiere che fu centro del movimento hippie.

 

Una passeggiata nel #goldengatepark at @deyoungmuseum #summerofloveexperience #hippiecolture

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Ed ecco che arrivano le scemità del turista: in poche ore, però sono riuscita a fare tutto: salire su un Cable Car, vedere Lombard Street e visitare ChinatownLittle Italy.

Presa da tutte le cose che non avevo ancora fatto, mi sono dimenticata di mangiare (capita anche ai migliori), o meglio, l’unico tentativo di pranzo veloce durante il giorno è stato reso vano dai gabbiani che mi hanno assalito sul Pier 39, quando ho provato a mangiare una frittura di gamberi.

Con una tristezza infinita, cosciente di essermi lasciata scappare ancora troppe cose di questa città, rassegnata, ma felice, ho deciso di salutare SF con una sangria bianca al tramonto da Coqueta.

Quel posto che all’inizio sembrava non volermi proprio, mi aveva accettato, o forse l’avevo accettato io; in qualsiasi caso c’eravamo trovati come si trovano due fidanzati che ammettono le proprie colpe dopo una lite.

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