Ansia da viaggio: fuggi con te stesso

Ansia da viaggio: fuggi con te stesso

Tutti avremo bisogno di farlo almeno una volta nella nostra vita; tutti vorremmo farlo; tutti abbiamo paura di farlo.

Viaggiare da soli può sembrare una cosa un po’ hippie, un po’ punk, un po’ new age, o, perché no, anche un po’ deprimente; in realtà può essere tutte queste cose o nessuna di queste.

Dipende dal viaggio, da noi, dalle nostre aspettative e da come queste possono essere soddisfatte o deluse. Spesso pretendiamo che un viaggio possa risolvere i nostri dissidi interiori e il viaggio da soli sembra essere la formula perfetta: introspezione, tempo per riflettere, totale autonomia.

Sì e no; è vero, sì, che stare da soli ci spinge a riflettere di più su alcune cose a cui di solito, nel casino, non pensiamo; ma è anche vero che non basta questo per risolvere i nostri problemi. Seneca, causa di tante insonnie e insufficienze al liceo, scriveva a Lucilio:

A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso.

Per quanto Seneca non mi sia stato mai troppo simpatico, per motivi facilmente intuibili, devo ammettere che tanto torto poi non aveva. Forse un po’ drastico, forse un po’ tragico, ma coglie bene il punto: non si fugge mai da soli, ma sempre in compagnia di noi stessi. Il che può essere un problema, anche quando siamo felici di partire e pensiamo di non fuggire da nulla.

Stati ansiosi fantastici e come affrontarli

Capita, stando da soli in un posto lontano da casa, di sentirsi sopraffatti; capita, poi, di sentirsi spaesati; o, capita ancora, di avere la sensazione di star perdendo il proprio tempo. Quello che è capitato a me, felice viaggiatrice da sola a San Francisco, è di aver sentito tutte queste cose insieme.

Lontani da casa, in un posto che non si conosce, dove non si ha nessun riferimento di alcun tipo, è facile farsi prendere da stati d’ansia che ci fanno conoscere paure che non sapevamo neanche di avere.

A San Francisco, i primi giorni, la mia paura era un mostro che mi camminava affianco e ogni tanto mi attraversava; un mostro dai confini indefiniti, che ho faticato a delineare.

Ero arrivata con tutti i buoni propositi, eppure all’improvviso non riuscivo a mantenere un atteggiamento positivo, quella città non mi piaceva, avevo l’impressione di non riuscire a girarla. In più, tutti quelli che c’erano stati ne parlavano come la città più incredibile di sempre, e poi c’ero io che non riuscivo a orientarmi per le strade di Downtown e sempre io che avevo paura degli strani personaggi che popolano il centro della città.

Questo stato di tensione continua, si amplificava la notte a casa, quando, sempre da sola, facevo la ronda per controllare di aver chiuso bene porte e finestre. Non so perché, ma spegnere le luci e chiudere le porte prima di andare a dormire sono cose che ho sempre odiato fare, forse perché sono le cose che ho cominciato a fare quando sono andata a vivere da sola e forse mi dà un senso di insicurezza.

Pian piano però questo mostro informe si delineava e riuscire a vederne i limiti mi è stato di grande aiuto; spero possa esserlo anche per voi.

In quel senso di inquietudine si nascondevano delle paure più riconoscibili in mamiera distinta, la prima era quella di perdere tempo: in generale, perché sto facendo un viaggio molto lungo invece di cercare un lavoro; poi lo stavo perdendo anche durante il mio viaggio, perché queste anngosce mi stavano paralizzando. La seconda era la paura delle armi, ero terrorizzata dal fatto che qualsiasi psicopatico armato potesse sparare sulla folla o potesse entrare in casa. Un consiglio: se siete negli USA, casomai da soli, in una delle tipiche casette americane di legno con le porte con le serrature che assomigliano più ai lucchetti dei diari che usavamo alle medie, evitate di vedere cose tipo 13 reasons why.

In mezzo, c’era una melma di pensieri che è difficile spiegare, ma anche capire, l’unica cosa che sono riuscita a capire è che non erano di certo pensieri su quanto fossero belli e profumati i fiori di campo.

Ma: c’è un ma! Alla fine, anche per me San Francisco è stato quel posto incredibile di cui parlavano tutti, anzi, il mio posto incredibile. Sono riuscita ad addomesticare il mostro.

Leggi qui il mio lieto fine con San Francisco.

ansia

Ecco il mio catalogo per il ciclo Sono un po’ psicologo:

  • Prendi tempo: tempus fugit – oggi mi sono svegliata latinista – ma tanto fugge sempre, quindi è inutile disperarsi perché si ha la sensazione di non poterlo controllare. Non è una sensazione, è proprio così, il tempo non si controlla. Quindi, un respiro profondo e cerca di prendere tempo, invece di perderlo.
  • Razionalizza: è forse la cosa più difficile da fare quando si è spaventati e sicuramente è la cosa più irritane da sentirsi dire in quei momenti; ma d’altro canto, se continuano a ripetercelo, ci sarà un perché. Cerca di capire se queste angosce sono riconducibili a qualcosa in particolare che hai visto o vissuto, o sono fobie più profonde. Fai qualcosa che ti aiuti a fare il punto della situazione: prova a scrivere cosa è successo, confrontati con qualcuno di cui ti fidi e che pensi abbia avuto un’esperienza simile.
  • Guarda dentro il mostro: va bene razionalizzare, ma per farlo bisogna guardare alla parte più irrazionale di noi, alle nostre fobie e alle nostre aspettative. Il mostro è l’incarnazione delle nostre paure, da quelle più realistiche a quelle più assurde, dei nostri limiti e delle nostre aspettative deluse. Tutti abbiamo il nostro mostro, non si può pretendere di eliminarlo, ma ci si può convivere.
  • Arrenditi: per quanto spensierato, entusiasta, euforico tu possa essere di partire, non è detto che ti debba piacere tutto. Ci sono posti che non ci piacciono, situazioni che ci spaventano, persone che ci inquietano; convincersi che tutto è bellissimo ed entusiasmante è un’artificio, può aiutare a volte, ma la consapevolezza di cosa ci piace e cosa no, può aiutarci ancora di più. Quindi, è un’ottima cosa tentare di mantenere un atteggiamento quanto più positivo possibile, ma essere positivi a tutti i costi può essere controproducente.

Quindi, che il vostro viaggio sia hippie, punk, new age o da sfigati, ricordatevi che, come diceva il buon Seneca, non si fugge mai da soli, ma sempre in compagnia di noi stessi. E non sempre siamo così piacevoli o leggeri da portarci dietro, l’importante è riuscire a prendersi cura di sé stessi, con tutti i nostri mostri.

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