Napoli: prima di partire per un lungo viaggio

Napoli: prima di partire per un lungo viaggio

Le valige ancora aperte, l’ansia mista a impazienza e quella fame che non ti abbandona mai.

Ecco, questa sono io a meno di 24 ore dalla partenza. La valigia, mai sul letto, quella di un lungo viaggio, sempre mancante di qualcosa; quel qualcosa che alimenta le ansie. Ansie che si calmeranno solo una volta sull’aereo quando quello che c’è c’è e a fine viaggio l’avrò anche perso e quello che non c’è si compra. L’ansia, quindi verrà sopita solo quando arriverà quella consapevolezza, che a sua volta arriverà solo quando sarai partito. Ed ecco l’impazienza.

Io sono una maestra dell’ansia, potrei darne ripetizioni private. Dopo questo tipo di ansia arriverà quella di perdere le cose, di non riuscire  a vedere tutto di un posto; ma oggi vi voglio parlare di un’altra ansia, un’ansia che precede la partenza. Questa tensione riguarda il cibo. Prima di partire per un lungo viaggio, come questa volta, infatti, sento il bisogno di fare, ma soprattutto di mangiare, tutto quello che per qualche tempo non potrò fare (e ovviamente mangiare) durante il viaggio.

foodporn/Napoli/spaghetti/graffa/vongole

Il rituale di mangiatorio amarcord prevede tappe più o meno fisse, comprese in itinerari variabili e può durare anche diverse settimane.

Pizze, pizze fritte, frittatine, arancini (con buona pace dei palermitani, che spero mi perdoneranno l’uso del maschile), crocchè, sartù, mozzarelle, scarparielli, vongole, sfogliatelle, babà, gelati, brioche, trecce e mignon di ogni tipo. Insomma settimane impegnative ho dovuto affrontare. Ecco un itinerario tra i miei preferiti:
Dal Vomero a Via Toledo

Il caffè a Napoli, diciamoci la verità, si può prendere praticamente ovunque senza paura di sbagliare. Che tu ti trovi alla stazione, a Chiaia, alla Sanità o al Vomero, il caffè sarà sempre Caldo, Comodo e Carico. Preso quello, la mattinata può cominciare; ma se volete accompagnarlo con un dolce, attenzione, c’è un ordine ben preciso per consumare il tutto: dolce – acqua – caffè; perché il caffè é l’ultimo aroma che deve rimanervi in bocca. Le brioche vomeresi irrinunciabili sono quelle del Bar Salvo e quelle del Delight Caffè.

Così dopo uno sguardo al mercatino, una chiacchiera e un saluto si può cominciare la discesa della collina.

Con l’inizio delle belle giornate, al solo pensiero di chiudermi in metropolitana mi viene il mal di vivere. Attesa della metro, rumore della metro, tragitto della metro, giallo della metro, sudore della gente della metro; a piedi male non fa, è gratis e mi prendo pure un po’ di sole. Fino alla fermata di Salvator Rosa tentenno, poi l’intolleranza per la puzza di sudore vince sempre. Prima di addentrarvi nei vicoli che portano a Piazza Dante, vi consiglio di fermarvi a guardare il parco della metropolitana di Salvator Rosa e, in cima alle scale mobili che portano a Via Vincenzo Romaniello, il murales in memoria di Giancarlo Siani, giornalista vittima di camorra, ricordato tra una frase di Alda Merini e un verso di Vasco Rossi.

  murales/Siani/Napoli/streetartNapoli/vicoli

Se però tutta quest’arte vi ha messo fame e voi permettete, io andrei a mangiarmi una cosa da Trattoria Romano, in via Salvator Rosa, di fronte la metro. Mangiare qui è come sedersi a mangiare in casa propria, simpatia, informalità, ottima cucina casereccia e portate abbondanti. Vi consiglio di non “abboffarvi” e di non esagerare con i liquori fatti in casa, anche se sono offerti, perché la passeggiata è ancora lunga e il sole potrebbe fare brutti scherzi. Una volta usciti dalla trattoria, ci dirigiamo verso Piazza Mazzini e tenendo la destra, ci infiliamo in Vico Cesaria. Ecco Napoli, un gradino e sembra di aver cambiato città, compaiono i bassi, gli stendini fuori alle porte: un piccolo assaggio dei prossimi 10 minuti di camminata.

Continuando nella stessa direzioni ci inoltriamo su Salita Tarsia e qui, come nelle più tipiche delle cartoline, è tutto un vedere di lenzuola lunghissime che penzolano dai balconi, che lasciano intravedere squarci di cielo. Il rumore sordo dei tacchi che rintoccano contro i basoli vesuviani fa compagnia ai residenti affacciati alle finestre, che vi scrutano senza troppi problemi. A voi è permesso di buttare uno sguardo dentro i bassi, sono lì per quello. Largo Tarsia fino a Salita Pontecorvo e poi Vico Mastellone: Piazza Dante. Dopo questa bella camminata un caffè ci sta tutto e quale miglior pausa se non al Bar Mexico? Mi raccomando, il caffè amaro va richiesto espressamente.

Usciti dal bar, dirigendosi alla nostra destra, ci incamminiamo su Via Toledo. Voglia di… una sfogliatella? Pintauro o Mary. Gelato? Mennella. Voglia di cioccolato? Gay Odin. Un dolce un po’ più sfizioso? Fiocco di neve da Poppella.

E in mezzo a tutte queste calorie, frienno magnanno, siamo arrivati a Piazza del Plebiscito. Adesso metro (eh si, in salita voglio vedere a voi!) si risale al Vomero per riprendere un po’ di calorie con un cuoppo da Friggitoria Vomero, mangiato rigorosamente di fronte al panorama delle scale di Via Donizzetti.

Adesso sì, che si può partire!

 

 

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2 thoughts on “Napoli: prima di partire per un lungo viaggio”

  • Ciao, complimenti per il tuo blog!! Ho adorato questo post perchè parla di tutte le mancanze che una buona napoletana sente quando è via per un pò!!
    Ed io da napoletana doc le sento tutte, ma proprio tutte!! Siamo davvero fortunate a vivere in una città come questa!
    Magari qualche volta ci becchiamo in giro!
    Alla prossima!!!
    Melissa

    • Adesso sono a New York, e anche se non mangio mai italiano quando sono fuori, sta volta non posso non provare la pizza fritta di Sorbillo a NY, quindi mancanze ancora per poco 🙂
      A presto!

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"Frienno magnanno" è un'espressione napoletana che indica un qualcosa consumato in fretta, riferito al cibo, ma non solo.

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